In Niger il nostro progetto di agricoltura sostenibile e inclusiva sta cambiando la vita di tante persone con disabilità, permettendo loro di trovare un lavoro e uscire dalla povertà.

Il contesto

Cambiamenti climatici e sicurezza alimentare sono sempre più legati.
Il fenomeno è preoccupante ovunque, ma diventa ancora più serio per coloro che vivono in condizioni di povertà. È a loro che abbiamo rivolto la nostra attenzione. Lo abbiamo fatto a partire dal 2017 quando in Niger, tra i primi quattro paesi al mondo più vulnerabili ai cambiamenti climatici, abbiamo avviato, anche grazie al sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, un progetto di inclusione incentrato sul concetto di agricoltura sostenibile.

Il progetto di inclusione

Dettagli di un orto realizzato grazie al nostro progetto

“Coltivare la resilienza: agricoltura sostenibile e inclusiva”: questo il nome del progetto di inclusione portato avanti nella regione di Zinder, la seconda in Niger maggiormente colpita da insicurezza alimentare e malnutrizione. Obiettivo: rendere indipendenti le persone con disabilità, in particolar modo le donne, che per stigma sociale e scarso accesso ai mezzi di produzione sono ancora più a rischio di malnutrizione. Volevamo che avessero cibo a sufficienza per le loro famiglie, che potessero mangiare di più e meglio, ma soprattutto che imparassero un lavoro nell’agricoltura o nell’allevamento che permettesse loro di essere autonome.

L’inclusione di Balki

ritratto di donna

Grazie al progetto la vita di 130 beneficiari e delle loro famiglie è cambiata, come ci racconta Balki. Ha quarantacinque anni e quattro figli: tre femmine e un maschio. Suo marito è insegnante. Quando la incontriamo, a gennaio 2020, è sola: il resto della famiglia è a scuola.
Ci aspetta seduta nel cortile di casa. Il suo stare immobile ci fa capire che la sua disabilità è severa.

Dieci anni fa sono caduta. I miei familiari mi portarono subito in ospedale: avevo tanto dolore. I medici mi operarono, trascorsi diversi mesi in ospedale, ma la corsa e l’intervento non sono valsi a nulla. Da quel giorno riesco a fare piccoli spostamenti con l’aiuto delle mani, ma la mia vita è totalmente cambiata.

ci racconta Balki

“Dopo l’incidente, per due anni, ho vissuto chiusa in casa, in una stanza. Mi sentivo un peso per la mia famiglia, non riuscivo a fare nulla” ci dice. A prendersi cura di lei sua sorella e sua nipote.

Questi dieci anni sono stati lunghi e difficili. Eravamo soli, dimenticati, non avevamo nulla: né cibo né soldi. Oggi però la nostra vita è cambiata. Grazie al progetto, mia sorella e mia nipote si occupano degli animali, un altro nipote dell’orto. Così facendo mio marito può continuare a insegnare e i miei figli a ricevere la giusta istruzione. E io che prima mi sentivo inutile, ora mi sento inclusa nella famiglia e nella comunità.

Per la sua disabilità Balki ha ricevuto anche un carretto e la costruzione in casa di una latrina. Se pensa al futuro è ottimista:

Nonostante io provi molto dolore, sono certa che la nostra vita non potrà che essere migliore. Mi piacerebbe che i miei figli diventassero ingegneri o agronomi. E per il mio unico figlio maschio sogno in grande: vorrei che diventasse un giorno Presidente del Niger.

La quotidianità di Salissou

Salissou nel suo negozio

Orti, pozzi, ma non solo. Grazie al progetto sono cinque i centri di trasformazione dei prodotti agricoli creati, dove operano 250 donne, e 7 i centri realizzati per la vendita di prodotti e sementi. In uno di questi lavora Salissou. Ha quaranta anni, è sposato e ha tre figli: una femmina e due maschi.

A causa di un’infezione ho perso la gamba, ma non mi sono mai arreso. Coltivo l’orto, accudisco le capre, sono responsabile del negozio e quando sono qui e non ci sono clienti riparo le motoseghe.

Nel negozio, Salissou dispone di fertilizzanti, sementi e pesticidi. I prezzi variano in base ai prodotti, ma l’obiettivo è quello di accogliere ogni richiesta.

Se la persona non ha soldi a sufficienza per acquistare un’intera bustina gliene preparo una ad hoc. Ci sono poi casi di acquisti collettivi. L’importante è vendere le sementi sia ai beneficiari del progetto sia agli altri membri della comunità. Incentivare la coltivazione è uno dei nostri obiettivi.

Se la resilienza è la capacità di vedere positivo quando tutto sembra essere finito, di trovare slancio lì dove tutto è fermo, di riorganizzare la propria vita davanti alle difficoltà, allora le storie di Balki e Salissou ci dimostrano che tutto questo è davvero possibile.


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